Battesimo del Signore (B)

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09 - Gen - 2021

Presepe dal Messale

Battesimo del Signore (B)

(Is 55,1-11   Da Is 12   1Gv 5,1-9   Mc 1,7-11)
Domenica 10  Gennaio 2021

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Questa bellissima festa che chiude il tempo di Natale e apre il tempo ordinario (il più bello di tutti, perché segno efficace della vita nella quale il mistero insondabile di Dio si dipana nell’ovvio dei giorni feriali) ci riporta continuamente all’acqua, presente in tutte le letture e richiamata come un simbolo potentissimo, perché senza acqua non c’è vita e perché tutti nasciamo uscendo dalle acque del grembo materno. Il battesimo cristiano è proprio un uscire dalle acque, dal grembo stesso di Dio, per rinascere come figli suoi.

La prima lettura (dal profeta Isaia) sembra un fiume in piena di parole che vogliono sommergerci per portarci là dove possiamo dissetarci, saziarci, gustare la bontà, scoprire il sovrabbondante perdono di Dio e l’abbondanza della sua amicizia, perché, qualsiasi tradimento o povertà ci appartenga, la parola di Dio è capace di portare a termine ciò che promette: la sua vita in noi che zampilla come una fonte inesauribile. L’acqua è dunque il segno potente della Parola di Dio, del suo Amore, del suo Spirito che invade il mondo rendendo testimonianza al mistero di Dio e portando i suoi frutti di vita.
L’acqua viene citata anche nel testo (per nulla facile) della prima lettera di Giovanni che leggiamo come seconda lettura: chi crede ovvero chi ama (perché credere in Dio, amarlo e amare i fratelli sono una sola cosa) è rigenerato da Dio, infatti chi crede nell’amore di lui, chi lo conosce, ne rimane sommerso e trascinato tanto che non può non amare. L’acqua, lo Spirito e (aggiunge Giovanni) il sangue ci danno testimonianza di questo mistero: della nostra rinascita che ci fa vincere il mondo.
Il fatto che venga citato il sangue ci dice, però, che rinascere e vincere il mondo non è indolore, ci dice – in fondo – che non si tratta di una favola o di parole consolatorie, ma della vita vera, che sempre si gioca nella carne e nel sangue. E questo si fa evidente nei pochi versetti in cui Marco ci racconta il battesimo di Gesù.
Gesù si immerge nell’acqua per convertirsi, come fanno tutti gli altri. Non deve abbandonare i peccati, ma deve abbandonare la sua vita e iniziarne un’altra. Si immerge nell’acqua per consegnare se stesso al Padre e perché lui lo faccia rinascere. E davanti a Gesù che si consegna, Dio, come in un incontenibile moto di amore, come un innamorato che dopo tantissimo tempo vede offrirsi chi attende da una vita, dichiara tutto il suo amore: questo è il Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento. E Gesù rinasce da questa Parola che dichiara la sua identità profonda, ciò che lui è e a cui rimarrà fedele anche quando questo lo porterà all’orrore della croce.
Il Vangelo di oggi già richiama quel giorno perché Marco usa il verbo “squarciare” solo due volte: qui, quando si squarciano i cieli e Dio parla riversando sul figlio il suo Spirito, e quando Gesù muore gridando e il velo del tempio si squarcia. Non bastano l’acqua e lo Spirito a dare testimonianza al mistero d’amore del Padre, ci vuole anche il sangue, perché si tratta della vita reale.
Gesù rinasce come Figlio, consegnato all’amore del Padre e invaso da questo amore, e muore come Figlio, consegnato a questo amore fino all’ultimo respiro, fino al grido disperato di chi si sente abbandonato. E in quel momento il mondo (inteso come nella seconda lettura, cioè come tutto ciò che fa morire) è definitivamente sconfitto: il grido di Gesù squarcia il velo del tempio, entra cioè nel grembo stesso di Dio e Dio ascolta questo grido, rimettendo al mondo il Figlio, di nuovo, infallibilmente. E così, il dolore (ma non c’è parto senza travaglio) e la morte, insieme all’acqua e allo Spirito, ci testimoniano l’unico mistero della vita che viene rinnovata: in Cristo, in noi, in tutto.

 

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