Immacolata concezione di Maria

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05 - Dic - 2020

Maria Donna dell'attesa

Immacolata concezione di Maria

(Gen 3,9-15.20   Sal 97   Ef 1,3-6.11-12   Lc 1,26-38)
Martedì 8 Dicembre 2020

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

A volte l’attesa della salvezza si fa troppo lunga, il giorno sembra non arrivare mai e la notte continua a coprire tutto, tanto che vegliare o sperare diventa improbo. Proprio in questi momenti intravvedere l’aurora (e con essa la promessa del sole ormai prossimo a nascere) ci ridona forza, ci sostiene, ci fa capire che davvero la salvezza è vicina. Maria è stata ed è, per noi, questa aurora bellissima che ci anticipa la pienezza del giorno che tarda a venire. Ci permette di contemplare la bellezza dell’opera di Dio anche se ancora non è compiuta, come i primi raggi del sole che smorzano l’oscurità ridanno forma e colore alle cose che ci circondano.

Guardando la sua vicenda, noi sappiamo che gli esseri umani (ciascuno di noi) sono stati scelti per essere santi e immacolati di fronte a Dio nella carità (usando le parole della seconda lettura tratta dalla lettera agli Efesini). Lei ci testimonia cosa Dio è capace di fare in noi: benedetti, scelti, resi figli ed eredi di lui. Certo, diversamente da lei (così ci verrebbe da dire) noi rimaniamo ingannati molte volte dalle voci (simboleggiate dal serpente della Genesi) che ci spingono a dubitare di questo amore e di questa predilezione che Dio ci rivolge, ma, nonostante questo nostro tentennare, ineluttabilmente Dio ci ricorda di cosa siamo capaci: la stirpe della donna (cioè gli esseri umani) schiacciano la testa del serpente.
Come può accadere questo? Come possiamo vincere il male in noi e intorno a noi affrettando la venuta del Regno? Proviamo a vedere come ha fatto Maria rileggendo ancora una volta questa pagina celeberrima del Vangelo di Luca.
Di fronte alla parola che Dio rivolge a Maria tramite l’angelo, una parola buona ma impegnativa, ella si turba, perché è proprio delle persone responsabili e adulte percepire la grandezza dei doni e della chiamata di Dio a fronte della propria piccolezza e in questa situazione non si può rimanere tranquilli. Di fronte poi all’annuncio della nascita di Gesù, pone domande: vuole capire cosa accadrà e come. E nel porre domande espone il proprio punto debole: essere vergini (come essere vecchia e sterile per Elisabetta) non serve a niente in ordine al partorire. Non nasconde quindi la propria debolezza né abdica alla propria intelligenza e al dovere di decidere per se stessa: come avverrà?
Infine quando sente parlare dell’opera dello Spirito e dell’ombra dell’Altissimo che la coprirà, di fronte al fatto che Dio non vuole darle solo un bambino nato prodigiosamente, ma vuole che lei accolga Dio stesso facendolo nascere in mezzo al suo popolo, di fronte al fatto che Dio la chiama a collaborare con lui per la definitiva alleanza che vuole realizzare, di fronte a questo che la supera infinitamente e di cui allo stesso tempo coglie tutta la bellezza, si consegna con la semplicità di chi non ha altro nel cuore che la parola del Dio vivo. “Ecco sono la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola”.
La responsabilità timorosa, l’umiltà disarmante e la fede libera: questo ci insegna a vivere Maria, perché il male non ci tocchi o, se anche ci toccasse, rimanga schiacciato sotto i nostri piedi incapace di avvelenarci. Guardando a lei noi possiamo percepire di cosa è capace l’amore di Dio che ci è rivolto e così queste lunghe notti invernali cominceranno ad accorciarsi prima del tempo e già riusciremo a cogliere le prime luci del mattino, pallidamente tinte del rosa dell’aurora.
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