Ascensione del Signore (A)

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23 - Mag - 2020
Ascensione

Piccolo Eromo delle Querce

Ascensione del Signore

(At 1,1-11   Sal 46   Ef 1,17-23   Mt 28,16-20)

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

La festa dell’Ascensione ci immerge nel mistero di Dio, nel suo agire misterioso, nella sua logica. La rivelazione è compiuta, la vittoria di Gesù è totale: il male e la morte non lo hanno toccato. A lui è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra (così si legge nel Vangelo di Matteo), ora siede alla destra dei cieli al di sopra di ogni potere noto o ignoto (così potremmo tradurre il brano della lettera agli Efesini dove ci viene detto che lui sta sopra a Principati, Potenze, Forze e Dominazioni), tutto è sotto i suoi piedi, ma tutta questa potenza non si manifesta nella forza che schiaccia i nemici e costringe a sottomettersi a lui – così ragionano gli uomini quando ottengono una qualche vittoria -, la sua potenza si manifesta invece nel ritirarsi (ascendere al cielo) sottraendosi persino alla vista (una nube lo sottrasse ai loro occhi), così come fa Dio da sempre, facendosi mite e discreto per attrarre a sé non con la forza che schiaccia, ma con l’amore che fa vivere.

E così Gesù non se ne va, ma come il Padre – di cui ora condivide tutta la condizione gloriosa – si fa da parte, rimanendo vicino senza togliere spazio o libertà, ma abbandonando il centro della scena. Si fa capo di un corpo, la chiesa (lettera agli Efesini), che deve mostrare la sua presenza al mondo dando testimonianza di lui grazie al dono dello Spirito (come leggiamo nella prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli). Gesù lascia il potere che gli è dato nelle mani dei suoi e li manda: dove porteranno l’annuncio e la testimonianza credibile del suo Vangelo gli esseri umani saranno sotto il potere di Gesù cioè avranno la vita. Gesù infatti non esercita il potere come i dominatori della terra, ma come i servi, perché il potere che gli è stato dato è quello di di far vivere gli altri non di dominarli, fino ai confini della terra.
Davvero chiediamo che Dio ci apra gli occhi per comprendere la speranza cui ci ha chiamato, la gloria che nasconde la sua eredità e la grandezza della sua potenza verso di noi che si concretizza nella fede e nella testimonianza, che rendono presente al mondo il Risorto. Nelle nostre mani di credenti il potere di Gesù, il suo tendersi verso le donne e gli uomini che faticano, che aspettano, che vivono in attesa di sapere da quale mistero di amore vengono e a cosa sono chiamati. Resta con noi il Signore, intrecciato con la nostra umanità e le nostre fatiche, minacciato dalle nostre inautenticità, senza che mai ci rinneghi, mostrato agli uomini dall’amore che riusciamo a vivere e che è in grado di confermare la verità dell’annuncio.
Davvero non possiamo stare a guardare il cielo, perché non troveremo lassù il Signore e perché lui non vuole che perdiamo tempo a “omaggiarlo” come si fa con i potenti del mondo, dobbiamo invece spenderci fino ai confini della terra, perché animati dal suo Spirito, possiamo renderlo presente non nominandolo o parlando di lui, ma dando testimonianza della sua vita e del suo amore in ciò che siamo, in ciò che gli altri possono vedere e toccare.
Così Dio agisce nel mondo, silenzioso, discreto, umile, condividendo ogni potere con quelli che ama, facendo spazio perché tutto e tutti abbiano la possibilità di crescere, vivere, amare. Non se ne va il Signore, resta presente, così come il Padre gli ha insegnato, nella mitezza, rinnovando la vita continuamente e in silenzio, fino a che un giorno si compirà ogni promessa e alla fine della storia tutto sarà in lui, che è il perfetto compimento di tutte le cose.
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