II Domenica Avvento (B)

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03 - Dic - 2020

Avvento

II Domenica d’Avvento (B)

(Is 40,1-5.9-11   Sal 84   2Pt 3,8-14   Mc 1,1-8)
Domenica 6 Dicembre 2020

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Nella prima domenica di Avvento avevamo notato la possibilità di un nuovo inizio per il quale vegliare attentamente: è questo il momento in cui Dio ci plasma di nuovo, reimpastando la terra di cui siamo fatti e ridandoci vita. In questa seconda domenica è la seconda lettura (dalla seconda lettera di Pietro) a parlarci di una novità che riguarda il mondo intero, destinato a finire e a rinascere: cieli nuovi e terra nuova in cui avrà stabile dimora la giustizia. Ci viene messo davanti, seppure tramite immagini, un dono che va oltre ogni aspettativa e che proviamo a guardare prendendo le parole del salmista: una salvezza vicina perché Dio abiterà la nostra terra; amore, verità, giustizia e pace che fioriscono dalla terra e piovono dal cielo; un cammino di giustizia già tracciato su cui mettere i piedi; Dio che dà il bene e noi che lo restituiamo portando frutto.

Di fronte all’annuncio di un tale dono non si può stare con le mani in mano, ma ci si deve preparare. Così nel brano del profeta Isaia leggiamo che, consolati dalla sofferenza per i nostri peccati (dite a Gerusalemme che la sua tribolazione è compiuta e la sua pena scontata), dobbiamo dedicarci con operosità a preparare la strada tramite la quale il Signore vuole raggiungerci. Il Signore infatti certamente vuole raggiungerci e vuole raggiungerci tutti (non vuole che alcuno si perda, per questo ogni giorno va guardato come un’occasione in più per prepararsi all’incontro, ci ricorda la seconda lettura) ed è anche pronto a prendersi cura di ciascuno nel modo adeguato (gregge, pecore madri e agnellini, ognuno a suo modo), ma non vuole venire a noi senza che noi prepariamo la sua via, senza cioè che percepiamo la bellezza del dono che ci viene fatto e ci prepariamo ad accoglierlo con i fatti.
Allora, personalmente, ma anche come comunità umana e tanto più come comunità cristiana, siamo chiamati a rendere piano il terreno accidentato del nostro cuore ferito e delle nostre relazioni inique e a raddrizzare le vie tortuose che usiamo per nascondere, manipolare, giustificare tutto ciò che non è secondo Dio nel mondo, in noi, nella chiesa. Preparare la strada al Signore che viene vuol dire interrogarsi sugli ostacoli da rimuovere e per poi farlo.
Il Battista è presentato da Marco proprio come colui che richiama il popolo di Israele – e oggi ciascuno di noi – a compiere ciò che serve perché il dono di Dio giunga a destinazione e non rimanga infruttuoso. Grida nel deserto, chiamando a conversione e portando l’attenzione di tutti su ciò che dobbiamo attendere: il Signore che si fa continuamente presente. E se Giovanni poteva offrire solo un battesimo di acqua in cui riconoscere il proprio peccato per cominciare a spianare gli ostacoli e raddrizzare le storture, annuncia però ciò che in Gesù si è compiuto e che di nuovo ci viene offerto: il battesimo nello Spirito, cioè il dono di essere immersi nell’amore di Dio per poter vivere dentro questo amore e secondo il suo cuore, cominciando a vedere e a costruire i cieli nuovi e la terra nuova promessi. Se davvero attendiamo la salvezza, lavoreremo perché essa ci raggiunga e raggiunga tutti: Dio è già in cammino ma ci raggiungerà solo se saremo noi a spianargli la strada, cominciando a cambiare ciò che va cambiato in noi e intorno a noi.
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