Tag Archive » VI TO

Home » VI TO
21 - Feb - 2020

VII Domenica del T.O. (A)

Spirito Santo M.I.Rupnik

Spirito Santo M.I.Rupnik

VII Domenica T.O. (A)

(Lv 19,1-2.17-18   Sal 102   1Cor 3,16-23)

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

La sapienza di Dio non è paragonabile a quella umana: di fronte alla prima quest’ultima, incapace di reggere il confronto, appare come una stoltezza. Così Paolo nella prima lettera ai Corinzi. E in questa domenica, continuando la lettura del discorso della montagna riportato da Matteo, ci viene illustrata di nuovo la sapienza di Dio riguardo l’amore.

Ad una lettura troppo veloce di questa pagina di Vangelo, potrebbe sembrare che amare chi ci ama sia più facile che amare i nemici e che questa ultima forma di amore sia quella più alta, in quanto si amerebbe senza avere nulla in cambio. Ma l’ultima frase del brano può aiutarci a dare una lettura altra: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. Dobbiamo chiederci dunque come ama il Padre, se vogliamo davvero capire cosa sta dicendo Gesù. Il Padre certamente fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi (e quindi non ripaga gli uomini in base a quanto lo amano), ma, altrettanto certamente, è anche colui che vuole essere riamato: l’amore che riversa su di noi è gratuito, ma è dato per essere accolto come un dono e ricambiato.
Dio vuole che l’amiamo e così è evidente che solo l’amore ricambiato è quello veramente perfetto. Se questa è la natura dell’amore, non si può permettere a chi amiamo, benché resti libero di non ricambiare, di non rispettarci, per il valore che abbiamo davanti a Dio (non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? ci ricorda la prima lettera ai corinzi) e per la natura stessa dell’amore. Una relazione vissuta lasciandosi umiliare, infatti, non sarebbe amore, perché l’amore chiede la reciprocità: “ama il prossimo tuo come te stesso”.
Anche Dio fa così con noi, già nei comandamenti. Nella prima lettura, tratta dal Levitico, per esempio, vediamo come Dio chiede agli israeliti di corrispondere al suo amore imitando il suo stile: santi come lui, incapaci di serbare rancore e amorevoli, come lui. Non ama disinteressandosi di come viene amato. Tutto il contrario: mostrando l’ampiezza della sua misericordia e l’abbondanza della sua guarigione, aspetta la lode gioiosa dell’essere umano, perché l’amore si compia e il dono giunga a buon fine.
Accade però che l’altro non ci ami, che sia nemico. In questo caso la sapienza degli uomini – ci ricorda Gesù – porterebbe a trattare l’altro come lui tratta noi, da nemico dunque, altre volte porterebbe a fare qualunque cosa pur di compiacere l’altro per renderlo benevolo fino ad umiliarsi, ma in nessuno dei due casi si vive secondo il cuore generoso e amante di Dio. Quindi, che fare?
L’unica possibilità che è data nella relazione col nemico è non opporsi al male, cioè non rispondere a questo con altro male. Fare tutto il bene possibile, beneficare, pregare, lasciarsi prendere ciò che si ha. L’altro non capirà il bene ricevuto, non amerà, ma almeno saremo riusciti (e questo è l’essenziale per chi ama) a fargli del bene, a portargli vita. Per tale motivo non si restituisce lo schiaffo preso: per non fare del male all’altro e per non offenderlo. Per questo ci si lascia prendere qualcosa di nostro (anzi si è contenti di aggiungere ciò cui il nemico non aveva pensato): perché l’altro goda di questo bene. Per questo si fa la strada che l’altro vuole (e anche di più): perché non resti solo.
Non è ancora la pienezza dell’amore, con i nemici non ci è data, perché non c’è reciprocità, ma è comunque amore e si può misurare sul bene fatto all’altro, sulla vita che ne riceve. Così si consola Dio nei nostri confronti, quando non riesce ad avere il nostro amore e a godersi la nostra amicizia, almeno può farci il bene, far sorgere il sole e far piovere. Può sempre darci vita e continua a farlo, sperando che ci salgano alle labbra le parole del salmista:  Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo nome santo. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici!
 …Lo Spirito Santo porta l’esperienza delle fede dalla mente al cuoredall’orecchio alle mani
14 - Feb - 2020

VI Domenica T.O.(A)

Spirito Santo M.I.Rupnik

Spirito Santo M.I.Rupnik

VI Domenica T.O. (A)

(Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37)

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Scorrendo il brano della prima lettera ai Corinzi, leggiamo che la sapienza di Dio è nascosta. Non si mostra platealmente come la sapienza dei dominatori di questo mondo, ma segretamente viene rivelata a coloro che credono. Lo Spirito, infatti, che conosce le profondità di Dio, viene donato ai credenti, che così conoscono (senza nemmeno sapere come) quelle cose che mai erano entrate nel cuore dell’uomo, quelle che nessuno aveva udito e visto.

Lo Spirito però non solo ci svela ciò che abita il cuore di Dio, ma ci spinge anche ad amarlo, a sceglierlo per avere la vita, riponendo la fiducia in ciò che Dio vuole (così si esprime la prima lettura tratta dal Siracide). Per questo il salmista ci invita a chiedere che Dio ci apra gli occhi per accorgerci della bellezza della legge, che ci dia di comprendere quale sia la sua via e che ci infonda l’intelligenza necessaria a custodirla.
E Gesù, in questo lungo e famoso discorso detto “della montagna” (il primo dei cinque del Vangelo di Matteo), colmato dallo Spirito di Dio, ci mostra proprio ciò che a Dio piace commentando la legge di Israele, e non come qualcosa di passato o di provvisorio, ma come una meraviglia tale da meritare di essere portata alle estreme conseguenze: non basta osservarla – non basta cioè una giustizia o una rettitudine in cui ci si può dire corretti – ma bisogna amarla così tanto, desiderarla così tanto, da spingerla oltre se stessa. Poiché la legge infatti è dominata dalla logica dell’amore (e chi ama sa che non ci si può mai sentire soddisfatti), è la legge stessa a spingere oltre, perché il desiderio e il bene dell’altro ci trovano sempre mancanti.
Così, nell’esporre le esigenze dell’amore, Gesù ci insegna che non solo l’altro non si può uccidere, ma che l’amore non tollera nemmeno di offendere o disprezzare, né sopporta alcuna divisione: se qualcuno che amiamo, infatti, ha qualcosa contro di noi, persino portare doni a Dio dovrebbe apparirci privo di significato (va prima a riconciliarti col tuo fratello).
L’amore può chiederci, inoltre, di perdere qualcosa di noi, persino una parte del corpo (dice paradossalmente Gesù), se questa ci fosse di scandalo, cioè ci bloccasse impedendoci di amare. Tale affermazione è incorniciata dal detto sull’adulterio e da quello sul ripudio, ovvero da due indicazioni riguardanti l’amore dell’uomo verso la donna (ai tempi di Gesù la relazione non era reciproca). E Gesù spiega che è da considerarsi un adulterio anche un desiderio non attuato, perché anche se non si lede il diritto del marito – come accadeva con l’adulterio secondo la mentalità del tempo – si lede comunque la dignità della donna e anch’essa va amata. Sul ripudio invece Gesù sottolinea che non si può ripudiare la moglie perché la si espone ad adulterio, la si getta cioè in una condizione di debolezza, di menzogna e di sofferenza e questo non è tollerato dall’amore. Non si tratta di difendere il valore dell’indissolubilità del matrimonio, ma di custodire l’altra (perché più debole in questa situazione), di fare il suo bene. Rispettare le regole non basta dunque, bisogna desiderare che l’altro viva. Infine l’amore – continua Gesù – chiede di non giurare, di non arrogarsi il possesso della verità, ma di lasciare piuttosto a Dio ogni parola definitiva, per poter in tutta mitezza offrire agli altri la semplicità di ciò che si è e si comprende, senza alcuna pretesa (sia il vostro parlare “sì sì” “no no”).
La sapienza di Dio, forte e potente che scruta ogni cosa, ci è stata dunque rivelata. Il segreto di Dio, cioè la sua passione indomabile per ogni uomo e ogni donna, è stata rivelata ai piccoli. E lo Spirito di lui che ci abita ci spinge come spinge lui stesso ad amare oltre ogni limite, con una giustizia incapace di accontentarsi di ciò che è secondo le regole, perché l’amore non ha altra misura che dare vita a chi si ama.
 …Lo Spirito Santo porta l’esperienza delle fede dalla mente al cuoredall’orecchio alle mani