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21 - Gen - 2022

III Domenica T.O. anno C

Tempo Ordinario

III Domenica Tempo Ordinario

Anno C

(Ne 8,2-4.5-6.8-10   Sal 18   1Cor 12,12-30   Lc 1,1-4; 4,14-21)
Domenica 23 Gennaio 2022

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

La chiesa è il corpo di Cristo (la bellissima seconda lettura tratta dalla prima lettera ai corinzi) perché, se è docile allo Spirito, ognuno dei suoi membri diventa membro di Cristo. Lo Spirito di lui è capace di fare di quello che ciascuno e ciascuna è un dono per la chiesa intera, un dono che nessun altro può essere e di cui tutti hanno bisogno: nessun membro del corpo può fare a meno delle altre membra e non si può dare un corpo sano e bello se non nella varietà delle membra. In pochi tratti, con un paragone che era usuale al tempo di Paolo per i soggetti collettivi, abbiamo così un’immagine vivida della chiesa: siamo corpo di Cristo (e così lui può essere visto e incontrato nel mondo) se siamo gli uni per gli altri.

La prima lettura ci guida a comprendere la radice di questo dono rileggendo la storia di Israele. Dopo il ritorno dall’esilio i problemi (interni ed esterni) non erano stati pochi, grazie alla guida di Esdra e Neemia il popolo è riuscito a completare la ricostruzione e (nel capitolo settimo) si ha un elenco di quanti erano tornati e costituivano il resto da cui Israele doveva ricominciare. Tutti questi non sono però ancora un popolo, perché questo accada occorre proclamare la Parola di Dio e spiegarla adeguatamente in modo che tutti quelli che possono, donne e uomini, comprendano. Dopo un lungo silenzio, dopo lo straniamento dell’esilio, dopo lunghi anni in cui l’esperienza dei padri rischiava di diventare uno sfumato ricordo e la vita del popolo si era frammentata nei tanti israeliti mescolati agli abitanti della Mesopotamia, ora, in patria, terminata la ricostruzione, la Parola di Dio viene solennemente e a lungo perché gli israeliti rinascano come popolo. Un lungo giorno per riascoltare l’amore di Dio, per ricordarne i gesti, per ridirsi la salvezza attesa, per ritrovarsi come un solo popolo di donne e uomini capaci di intendere ciò che Dio dice. Il dono di essere un popolo solo, un corpo solo (come dice Paolo per la chiesa), sorge allora proprio dall’ascolto della Parola che lo Spirito e l’ingegno umano (nei primi versetti del Vangelo troviamo il prologo di Luca in cui spiega il suo impegno nel ricercare e scrivere un racconto ordinato su Gesù) hanno scritto perché le donne e gli uomini di tutti i tempi potessero essere messi di fronte agli eventi della salvezza e potessero credere nel Signore.

Gesù a Nazaret, all’inizio del suo ministero, va in sinagoga e, come al solito, si alza a leggere. Comincia la novità della sua vita dalla Parola che Dio ha detto al suo popolo. Di fronte al brano del profeta Isaia che legge e ascolta con tutti gli altri, dice l’essenziale: oggi si è compiuta la parola che avete ascoltato. Infatti la Parola, che Dio dice e ci consegna nella Scrittura e nella vita stessa del popolo che se ne nutre, si compie quando viene ascoltata. Ogni parola è fatta per chi deve ascoltare, è qualcosa di rivolto: ogni parola rivela il cuore di chi parla ma proprio perché ne rivela l’apertura all’altro. Per questo ogni parola ha senso solo quando viene ascoltata. Oggi, insieme, come un corpo solo, ascoltiamo questa parola di Isaia che Gesù ha riconosciuto come il cuore del proprio ministero e mettiamolo al cuore del nostro vissuto: lieto annuncio per i poveri, vista per i ciechi, liberazione per i prigionieri e gli oppressi. Ascoltiamo ciò che Dio dice perché, sotto la potenza dello Spirito, si realizzi in noi e intorno a noi. E la festa sovrabbondante descritta da Neemia potrà cominciare.

22 - Gen - 2021

III Domenica T.O. (B)

Tempo Ordinario

III Domenica T.O. (B)

(Gio 3,1-5.10   Sal 24   1Cor 7,29-31   Mc 1,14-20)
Domenica 24  Gennaio 2021

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Prima che la quaresima arrivi ad interrompere il ritmo del tempo ordinario avremo modo di leggere tutto lo straordinario primo capitolo del Vangelo di Marco. Oggi cominciamo con la pagina che avvia la vita pubblica di Gesù. Giovanni viene arrestato e Gesù, che aveva ricevuto il battesimo da Giovanni, comincia la sua missione: annuncia il Regno e chiama i primi quattro discepoli.

Lo troviamo in cammino percorrere le strade di Galilea, come il profeta Giona (nella prima lettura) aveva percorso le strade della grande città di Ninive. Entrambi profetizzano dicendo le parole di Dio ed entrambi chiamano a conversione. Tramite loro, cioè, Dio si fa presente dicendo che è arrivato il tempo opportuno, l’occasione che vale l’attesa di una vita, perché questo è il tempo in cui possono essere perdonati e volgersi verso Dio ricevendone vita e benedizione. Non è una denuncia dei peccati, non è un’accusa o una condanna: è piuttosto l’annuncio di una cura in cui nemmeno si osava sperare. Gesù infatti dichiara che è arrivato il tempo in cui Dio può regnare: nei cuori, nelle relazioni, ovunque. Questa è la buona notizia, il Vangelo: è arrivato il momento in cui Dio viene a prendere possesso del suo regno. Si fa vicino, rompendo la solitudine e il vuoto che troppo spesso ci minacciano, ci parla e ci guarisce.
Non è una notizia fra tante, ma l’unica che il nostro cuore attende, come quella che i nostri vecchi ci raccontano di aver ascoltato increduli alla radio o urlata per strada: la guerra è finita! Forse similmente ci colpirà quella della fine della pandemia. E magari proprio questo periodo che tutti speriamo finisca quanto prima, ci può insegnare ad essere tesi, attenti, alle voci che oggi ripetono l’annuncio di Gesù (o di Giona): il regno di Dio è vicino, convertitevi! Smettete di vivere le cose belle che avete, affetti, famiglia, beni, lavoro, gioia e dolore (così ci suggerisce la brevissima seconda lettura tratta dalla prima lettera ai Corinzi), come se fossero fini a se stesse, come se fossero il nostro tutto: in realtà esse questo promettono altro, chiamano altro, aprono ad altro e quando questo altro dovesse venirci offerto bisogna essere pronti, altrimenti a nulla ci varrebbe tutto il resto.
Le due coppie di fratelli che il Vangelo ci presenta erano pronte. Lasciano il padre (ovvero ogni garanzia e collocamento sociale) e le reti (ovvero lavoro e sostentamento) per andare dietro a Gesù: ciò che facevano e le relazioni che vivevano attendevano una notizia, che permettesse loro di entrare nella pienezza della vita. Quando questa arriva, non indugiano e subito (quante volte questo avverbio nel testo di Marco!) vanno dietro al profeta. Che la buona notizia di Dio che si fa vicino per regnare ci colga così: pronti, immersi nella vita con l’orecchio teso ad ascoltare la chiamata che Dio ci rivolge e che sempre ci porta oltre, a guarigioni impensate, rinnovamenti incalcolabili e itinerari mai percorsi.
Per questo con il salmista diciamo: fammi conoscere Signore le tue vie, insegnami i tuoi sentieri, guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, fammi capace di riconoscere la tua voce e di seguirti, subito.
24 - Gen - 2020

III Domenica T.O. (A)

Spirito Santo M.I.Rupnik

Spirito Santo M.I.Rupnik

III Domenica T.O. (A)

(Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23)

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Giovanni, colui che doveva preparare la via, viene arrestato. Questo evento, cupo e angosciante, diventa l’occasione per Gesù di comprendere che è arrivato il suo momento. Il precursore ha fatto ciò che doveva fare prima di essere imprigionato: è il momento dunque di instaurare il Regno che lui si era dedicato a preparare.

E Gesù comincia da una terra marginale, quella in cui è cresciuto, seppure lasci persino la sua città (per essere ancora più ai margini, forse, senza coperture e punti di riferimento), e si ferma a Cafarnao. Matteo, riadattando la profezia che leggiamo nella prima lettura, interpreta la scelta di Gesù con le Scritture: quella terra più volte umiliata, rinchiusa nelle tenebre dell’oppressione, vede la gloria e la luce. Si tratta – come spiega il profeta Isaia – di una gioia dirompente, del tipo che si verifica alla fine delle attese lunghe e faticose: come quando si miete (dopo aver gettato parte del grano senza garanzie di ricavo e attendendo così per mesi, finché non si vede il raccolto spuntato, cresciuto e maturo) o come quando si spartisce il bottino (dopo aver combattuto una guerra ed essere stati quindi, non si sa per quanto, sul punto di perdere la vita).
Che cosa fa Gesù per essere indicato come portatore di tanta e tale gioia in quelle terre e nella nostra? Annuncia il Vangelo, la buona notizia che Dio viene a regnare: insegna perché questa parola penetri nei cuori, e guarisce perché essa porti frutto nella carne che soffre. Da lui esce una parola che illumina ogni notte, libera da ogni oppressione e porta a frutto ogni faticosa ricerca di vita.
Non fa altro che rivelare con le parole e con i gesti, l’immenso amore del Padre, l’amore che fa vivere tutto e ciascuno.
Gesù, poi, non tiene per sé il tesoro che è venuto a portare. Vuole che altri, insieme con lui, annuncino in modo da far entrare sempre più persone in questa grande rete (vi farò pescatori di uomini) che è la famiglia delle figlie e dei figli di Dio. Per questo comincia a radunare intorno a sé alcuni, per primi dei fratelli pescatori, che devono ricomprendere le loro relazioni (dovranno vivere la fraternità una volta lasciato il padre, cioè la struttura sociale che inquadrava la loro vita) e il senso delle loro giornate (lasciate le reti) per vivere solo del Vangelo, preoccupati di far vivere altri, pescandoli dal mare della sofferenza e del peccato.
Ciascun cristiano/a non è che uno pescato da questo mare tramite l’annuncio del Vangelo per il quale ora vive e che continuamente annuncia a sua volta per far vivere altri, come testimonia Paolo nel brano della prima lettera ai Corinzi che troviamo nella seconda lettura. Ma, se è davvero il Vangelo ciò per cui i credenti vivono, fra loro non possono esservi divisioni. Infatti, poiché unica è la parola che ascoltiamo, che facciamo nostra e che vogliamo vivere, non possiamo che essere unanimi nel parlare, in perfetta unione di pensiero e di sentire. E là dove comparissero discordie e divisioni, significa che bisogna tutti tornare al Vangelo, perché evidentemente ci stiamo nutrendo di altre parole e cerchiamo altre strade per giungere alla salvezza.
E così, come in quei lontani giorni nella sperduta e umiliata Galilea delle genti,  oggi in mezzo ad ogni popolo minacciato dall’oscurità e dalla prigionia, gli esseri umani potranno vedere una grande luce e rallegrarsi: il Regno di Dio è vicino, non resta che volgersi verso di esso.

…Lo Spirito Santo porta l’esperienza delle fede dalla mente al cuoredall’orecchio alle mani