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31 - Dic - 2021

II Domenica dopo Natale

Presepe dal Messale

II Domenica dopo Natale

Anno C

(Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18)
Domenica 2 Gennaio 2022

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

A noi che sembriamo così smarriti e così incapaci di sapere cosa sia bene e come farlo, la parola di questa domenica (la prima lettura tratta dal libro del Siracide come anche il Vangelo) ci dice che la Sapienza di Dio, la Parola di Lui, il Figlio, abita in mezzo a noi, ha posto la sua dimora in mezzo a noi, anzi ha messo addirittura le sue radici in mezzo al popolo. Sembra che la chiesa, il popolo di coloro che credono nel Vangelo e che fanno del Vangelo tutta la propria sapienza, sia una terra fertile nella quale Dio stesso affonda le sue radici per piantarsi in mezzo agli esseri umani, in mezzo a tutti i popoli, e offrire frutti buoni di ogni tipo.

Il dono di riconoscere il Figlio di Dio, la sua Sapienza eterna, nella vita di Gesù non può che essere una benedizione sovrabbondante riversata anzitutto sugli altri: su chi non crede, su chi nemmeno sa riconoscere il bene che gli viene fatto, su chi soffre troppo, su chi non ha possibilità di vita. Aprire gli occhi (così la lettera agli Efesini) sulla speranza cui siamo stati chiamati e su quale sia il tesoro dell’eredità che ci attende spinge a vivere come Gesù, perché la luce vera (la sua luce) illumini ogni angolo del mondo in cui ci è dato di arrivare.

Questo bambino che ci è donato non è da guardare. Come ogni bambino, anche questo è da crescere, perché nel mondo prenda il suo posto. Riconoscerlo significa scegliere di vivere ciò che lui ha scelto, fare nostra la sua Sapienza, fare della nostra carne il luogo dove lui abita e del nostro essere chiesa la terra dove lui mette radici. Non raccontiamo una favola e nemmeno ricordiamo il Natale per consolarci di come Dio ci voglia bene né per commuoverci difronte al fatto che ha voluto farsi bambino (si può anche fare ma non mi sembra sia l’essenziale): celebriamo il Natale per ricominciare ad essere, con rinnovata e adulta consapevolezza, la carne in cui la gloria di Dio (il suo amore e la sua stessa vita) può essere vista e portare luce là dove nessuna altra luce può o riesce ad arrivare.