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24 - Nov - 2022

I Domenica di Avvento anno A

Avvento

I Domenica di Avvento

Anno A

(Is 2,1-5   Sal 121   Rm 13,11-14   Mt 24,37-44)
Domenica 27 Novembre 2022

L’arte dell’attesa  di Enzo Bianchi

Di fronte a questo vangelo la comunità cristiana prova sentimenti di imbarazzo: esita a essere convinta che il Signore viene nella gloria, non pensa che ci sia veramente una fine del tempo e non ha più nel cuore il desiderio bruciante di vedere il Signore. Eppure basterebbe essere più attenti nel leggere la vita che trascorre, la propria e quella degli altri accanto a noi, per renderci conto come ogni giorno, se non siamo distratti, inesorabilmente siamo ricondotti all’evento che ci attende: l’incontro con il Signore.

Inizia un nuovo anno liturgico nel quale, domenica dopo domenica, ascolteremo il vangelo secondo Matteo. Ma inizio e fine di un anno liturgico possono solo mettere davanti a noi ciò che sta sempre nel nostro futuro: la venuta del Figlio dell’uomo, il nostro incontro con lui. Il nostro Dio è il Signore “che è e che viene” (Ap 4,8), perché è già venuto nella carne fragile e mortale di Gesù, il figlio di Maria morto e risorto, viene in ogni ora nella vita del discepolo per attirarlo a sé, verrà nell’ora dell’esodo di ciascuno di noi da questo mondo, alla fine dei tempi, per introdurci tutti e definitivamente nel suo Regno di pace e di vita piena. Gesù è “il Veniente” (ho erchómenos: Ap 1,4.8; 4,8), e il suo giorno, “il giorno del Signore” (jom ’Adonaj, kyriakè heméra), sarà la parousía, la manifestazione ultima e definitiva.

Nel brano evangelico odierno ascoltiamo parole di Gesù dette non alle folle ma in disparte, solo ai discepoli (cf. Mt 24,3), al “piccolo gregge” (Lc 12,32), nelle ore che precedono la sua fine, attraverso l’arresto, la condanna e la morte. Sul monte degli Ulivi, a est di Gerusalemme, dove si contempla la città santa e il tempio nel suo splendore, Gesù avverte: “Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo conosce, è un termine fissato alla storia che solo Dio conosce” (cf. Mt 24,36). Per questa ignoranza da parte degli umani, quando ci sarà la parousía, la venuta del Figlio dell’uomo, regneranno l’indifferenza, la distrazione, il non sapere. Gesù dice queste parole con tristezza, ma sa che per l’umanità è sempre come ai tempi di Noè, quando venne la grande inondazione e colse l’umanità impreparata.

Nel libro della Genesi (cf. Gen 6,5-9,17), il diluvio universale è presentato come castigo di Dio su un’umanità da lui creata ma diventata malvagia, violenta. Decodificando quel testo, possiamo comprendere che, allora come oggi, a volte sembra prevalere su tutto la violenza, l’immoralità, la perdita della dignità umana e della fraternità. In questo caso emerge con evidenza che le scelte di uomini e donne sono mortifere, che il comportamento umano sfigura la terra in un modo devastante, ben rappresentato dalle acque del diluvio o dal deserto che avanza. E di fronte a eventi che fanno prendere coscienza della nostra responsabilità, si manifesta come gli umani siano stati fino all’ultimo distratti, incapaci di capire ciò che stavano preparando con il loro comportamento.

Gesù non dice che la generazione nella quale avverrà “il giorno del Signore” sarà immorale o particolarmente perversa, ma ne denuncia solo l’indifferenza. Sono uomini e donne che vivono: nascono, crescono, si innamorano, si sposano, mangiano e bevono… Sì, vivono, e su questo loro vivere Gesù non pronuncia condanne, proponendo loro un programma ascetico. Denuncia solo la “non conoscenza” (ouk égnosan), il non essere pronti, l’essere indifferenti a ciò che invece va cercato prima di tutto ed è essenziale a una vita veramente umana, che risponda alla volontà e alla vocazione del Creatore.

Dunque nessun castigo da parte di Dio, ma semplicemente la manifestazione della situazione in cui si trova l’umanità di fronte alla presenza e alla venuta del Figlio dell’uomo. Purtroppo noi oscilliamo tra febbre apocalittica con predizioni catastrofiche, e indifferenza verso questo evento che, tardando così tanto, pensiamo non ci debba tormentare. Ma questo evento non può essere da noi rimandato alla fine della storia, quasi pensando che non ci riguardi, perché in realtà nell’esodo di ciascuno di noi, nel passaggio da questo mondo all’al di là della morte, saremo messi di fronte alla presenza del Figlio dell’uomo veniente nella gloria. Accadrà dunque che tutto si consumerà quando impareremo dagli eventi che la morte arriva per gli uni prima che per gli altri, sicché chi è con noi al lavoro può essere preso e noi lasciati in vita, o viceversa. Non c’è la stessa ora per tutti, non c’è la stessa occasione per tutti, ma per tutti c’è una fine! Anche questo dovrebbe essere di insegnamento, quasi profezia del giudizio di Dio, quando avverrà una separazione tra quelli che entreranno nel Regno, perché esercitati nella comunione con gli altri, e quelli che non potranno entrare, perché non hanno voluto conoscere la comunione con gli altri ma si sono nutriti di philautía, di amore egoistico di sé. Come nelle sette lettere alle chiese dell’Apocalisse (cf. Ap 2-3), il Signore viene e la sua venuta è giudizio in ogni istante!

Occorre dunque essere a conoscenza del piano di salvezza di Dio, occorre vegliare e tenersi pronti. Come un padrone di casa che sa che il ladro verrà nella notte: che cosa farà? Veglierà, starà sveglio e in attesa, in modo da non lasciare che la sua casa venga scassinata. Ecco la postura del discepolo: sa che il Figlio dell’uomo viene, anche se non conosce l’ora della sua venuta, e forte di questa consapevolezza vive nella vigilanza, nell’attesa. Non si lascia andare, non si distrae, ma pur vivendo umanamente bene, continua a vigilare per aprire prontamente al Signore quando arriverà; verrà sorprendendoci, ma, proprio perché atteso, sarà anche accolto prontamente e con grande gioia.

In ogni caso, di fronte a questo vangelo – dobbiamo confessarlo – la comunità cristiana prova sentimenti di imbarazzo: esita a essere convinta che il Signore viene nella gloria, non pensa che ci sia veramente una fine del tempo e non ha più nel cuore il desiderio bruciante di vedere il Signore. Come diceva Ignazio Silone: “I cristiani dicono di attendere il Signore, e lo aspettano come si aspetta il tram!”. Eppure basterebbe essere più attenti nel leggere la vita che trascorre, la propria e quella degli altri accanto a noi, per renderci conto come ogni giorno, se non siamo distratti, inesorabilmente siamo ricondotti all’evento che ci attende: l’incontro con il Signore. Siamo ricondotti a comprendere che noi, pur vagabondi e mendicanti sulla terra per un pugno di anni – “settanta, ottanta se ci sono le forze” (Sal 90,10) –, in quel giorno avremo bisogno solo della misericordia del Signore.

18 - Nov - 2022

La Chiesa di Papa Francesco

Fr.Enzo Bianchi

Le meditazioni di Enzo Bianchi a Perugia.
Saremo in diretta su YouTUBE e su Zoom.

1° incontro alla chiesa SANTO SPIRITO organizzate da Mons. Saulo Scarabattoli
Domenica 20 nov 2022 alle ore 10:00 PERUGIA
Entra nella riunione in Zoom
https://us02web.zoom.us/j/86038438680?pwd=UWVPZUI5M1VFc2VvN0dLMUFWbDQ0QT09

ID riunione: 860 3843 8680
Passcode: 440424
Per chi volesse seguire su YouTube ecco il link <<https://www.youtube.com/c/CapitoliOnline/featured>>

20 - Lug - 2022

Pellegrinaggio in Terra Santa 2022

Gerusalemme

 

Organizziamo un pellegrinaggio in Terra Santa qui la locandina ….

Locandina Terra Santa

15 - Apr - 2022

Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore anno C

Pasqua 2022

Domenica di Pasqua
Risurrezione del Signore

Anno C

(At 10,34.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9)
Domenica 17 Aprile 2022

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Se tutti abbiamo esperienza di sofferenza, violenza e morte (subite e/o inflitte), più difficile è avere esperienza di resurrezione. Anche il senso comune ci dice che unica cosa certa è la morte, ci insegna anche che finché c’è vita c’è speranza, per dire che con la morte anche questa cessa. Come si possono biasimare quindi i discepoli che non credono alle parole delle discepole che annunciano la resurrezione? E come possiamo noi invece credere all’annuncio della resurrezione? All’annuncio che ci parla di una luce che rischiara ogni buio (così comincia la veglia pasquale), di una parola che dà senso ad ogni vicenda (non è questo il motivo di tanta sovrabbondante parola che si legge nella veglia?), di un’acqua che fa nascere di nuovo (si arriva così alla liturgia battesimale) e di un pane e un vino capaci di ridare forza e gioia a chi non ne ha più e sta cedendo alla morte? Come possiamo credere?

Di nuovo Luca ci indica la via annotando che le discepole che ascoltano lo stesso annuncio dagli uomini in vesti sfolgoranti non credono per la straordinarietà dell’apparizione: al contrario questa poteva convincerle di aver avuto un’allucinazione o di essere state ingannate da qualcuno. Esse credono invece perché si ricordarono delle parole di Gesù. Ecco allora indicata la via anche perché anche noi possiamo credere nella resurrezione, nella vittoria della vita su ogni morte e nello scoperchiamento di ogni sepolcro: conoscere le parole di Gesù, averle fatte proprie e vissute, richiamarle al cuore con facilità, meditarle e condividerle. Solo la familiarità con il Maestro permette alle discepole di riconoscere la resurrezione come qualcosa cui lui le aveva preparate. Solo la conoscenza della sua logica e dell’amore del Padre, permette loro di vedere in un sepolcro vuoto la prova certa della sconfitta della morte. Solo l’amore per il Signore, permette loro di capire che davvero è risorto, perché questo è ciò che tutta la sua vita annunciava. Non aveva vissuto allontanando la morte e il male in quelli che incontrava? Non aveva insegnato a cacciare la violenza, l’ingiustizia e la divisione? Non aveva acceso luci ovunque? Non aveva fatto ricominciare a vivere innumerevoli volte in innumerevoli modi? Era vissuto rimettendo al mondo chiunque incontrasse, insegnando che questo è ciò di cui è capace l’amore del Padre. E ora lui era stato rimesso al mondo dal Padre.

Basta ricordare ciò che ha vissuto e, se lo si è compreso, la sua resurrezione ci sembrerà persino ovvia.

Se la nostra vita cristiana un po’ si nutre di Vangelo, allora, se ne rivive le parole e ne riscopre gli eventi in ciò che ci accade ogni giorno, se cioè siamo intimi del Signore e cerchiamo di avere il suo stile e di sentire come lui, allora noi potremo credere in questa notte non solo alla sua resurrezione, ma a quella di tutti. Alla resurrezione dal peccato e dall’ingiustizia. Alla resurrezione dalla guerra e dalla violenza. Alla resurrezione dalla emarginazione e dalla indifferenza. Noi possiamo credere, solo perché abbiamo visto che vivere il Vangelo fa rinascere. E così possiamo aspettare fuori da ogni sepolcro e correre subito a portare la buona notizia appena la vita di Dio rimette al mondo quelli che sembravano perduti per sempre. Noi sapremo spiegare come la vita trionfa, perché siamo stati col Maestro e ricordiamo le sue parole e così là dove il buio e il deserto sembrano prevalere, noi sapremo trovare le tracce delle luce e dell’acqua e indicarle a tutti, perché proprio per questo momento siamo stati istruiti così a lungo.

10 - Dic - 2021

Dalla vita per la vita

Dalla vita per la vita

Proponiamo il nostro progetto per le vesti bianche per i  Battesimi.veste battesimale

La veste è confezionata  nel carcere di Perugia  da alcune donne che lavorano nel laboratorio di sartoria.

Poi viene decorata con colori per la stoffa indelebili da una nostra amica della Parrocchia e può essere personalizzata con il nome e la data. Veste Battesimale

In questo piccolo progetto ci sembra importante  riconoscere e valorizzare il lavoro delle donne in carcere e ci piace riflettere  sul senso del Battesimo come nascita ad una vita nuova.

Per questo proponiamo  la possibilità di avere queste vesti a tutte le Comunità parrocchiali  che vorranno.

Oppure come singolo regalo per chi volesse lasciare un segno tangibile ad una vita nuova che nasce…..Bavaglino

 

Per informazioni e ordini 

Clara Salvi        3470140598

Silvana Campi 3355945592

24 - Nov - 2021

Gruppo Febe – Incontri ecclesiali

Sana Febe

Gruppo FEBE

Incontri ecclesiali

Temi

Maschile e femminile secondo il Vangelo. La partecipazione di donne e uomini alla vita della chiesa. Chiesa sinodale

A cura di

Simona Segoloni Ruta – Teologa

Destinatari

Donne e uomini adulti, giovani e giovanissimi, laiche e laici, consacrate e consacrati,
ministri ordinati

Quando

17.00-18.30 nei seguenti sabati:

11 dicembre; 15 gennaio; 12 febbraio; 12 marzo; 30 aprile; 21 maggio

Dove

Centro Pastorale Parrocchiale Shalom (parrocchia di Santo Spirito) in via Quieta a Perugia

Indicazioni

Partecipazione libera. Verrà richiesto il greenpass (fino al cambiamento delle disposizioni vigenti in materia di raduni e conferenze); sarà accessibile un sito web per materiali e comunicazioni.