XIV Domenica T.O. (A)

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03 - Lug - 2020
Spirito Santo M.I.Rupnik

Spirito Santo M.I.Rupnik

XIV Domenica T.O.(A)

(Zc 9,9-10   Sal 144   Rm 8,9.11-13   Mt 11,25-30)

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Il giogo è l’attrezzo agricolo che si mette sul collo dei buoi (o di animali da tiro in genere) per far loro tirare l’aratro o altro. Serve a tenerli insieme, ma siccome pesa sul collo e costringe la testa in basso, ha assunto nel linguaggio comune un significato negativo, sinonimo di oppressione. Ma non ogni giogo è così. C’è un giogo oppressivo, che potremmo ricondurre a quello che Paolo in questo brano della lettera ai Romani chiama “dominio della carne”, che conduce alla morte, perché spinge a seguire i desideri che sorgono dalle nostre ferite, dalle nostre devianze e dall’illusione di poter saziare il bisogno di vita che proviamo divorando e accumulando cose e persone (questi sono i desideri carnali che portano alle opere del corpo, nel linguaggio di Paolo). E poi c’è un giogo liberante, qualcosa che ci lega e ci sta addosso non per schiacciarci e condurci alla morte, ma per darci vita e per resuscitarci, qualora dovessimo morire. Questo giogo che fa vivere è la vita secondo lo Spirito, cioè una vita vissuta sotto l’azione dello Spirito, soggiogati dalla sua azione liberante e benefica.

Proprio di questo giogo parla Gesù in questo bellissimo passaggio del Vangelo di Matteo: ci chiede di portare addosso la sua compagnia, la sua parola e il suo stile. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Portare il suo giogo significa avere il suo cuore, essere dominati dal suo Spirito e quindi vivere la sua umiltà. Fare questo ci porterà ristoro.
Gesù attraversa la storia umile, come il re di cui parla la prima lettura tratta dal profeta Zaccaria. Un re giusto e vittorioso, che spazza via la guerra, che domina, ma con tutta umiltà, a cavallo di un’asina e non di destrieri imponenti. Un re umile che viene a visitare la figlia di Sion, cioè il resto povero e oppresso di Israele. Un re mite che viene per liberare un popolo di affaticati e oppressi e quindi non può spaventarli od opprimerli ulteriormente con manifestazioni di potenza e grandezza. Gesù ha vissuto proprio così e così si offre a noi: capace di dare ristoro a chi si sottomette al suo giogo, che comporta umiltà e mitezza. Egli si mostra come il Figlio che riceve tutto dal Padre: non vanta patrimoni o poteri propri, nemmeno la sua vita gli appartiene, ma tutto riceve dal Padre suo. Egli vive sotto il giogo del Padre, cioè avvinto e avvinghiato al suo amore, e vivendo di Lui e per Lui si offre a noi in tutta umiltà, come colui che nulla può da se stesso, ma tutto riceve e tutto dona.
Perché sono i piccoli a vedere in tutto questo una buona notizia e non i sapienti e i dotti? Perché i piccoli conoscono sulla propria pelle l’oppressione e la violenza dei potenti che quotidianamente gli tolgono la vita. Se Dio fosse un altro signore di questo genere, per di più fornito di poteri illimitati, sarebbe da fuggire e sicuramente da non servire. Invece quando Dio si mostra nel proprio Figlio, che si riceve umilmente dal Padre e si rapporta in tutta mitezza con i fratelli e le sorelle, i piccoli prendono fiato, cominciando a sperare di poter scambiare il giogo oppressivo del peccato (proprio) e della violenza (altrui) con un giogo liberante che li lega a chi non viola, non rapina, non umilia e non uccide, ma dona continuamente la vita.
E così Dio non è un altro dominatore potente da temere o da accontentare, come i grandi della terra vorrebbero provando a scimmiottarlo, ma è il Padre-madre misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore, buono verso tutti, pieno di tenerezza. Questa è la gloria e la potenza che non si può tacere, una cosa sola con la sua fedeltà e la sua bontà, che accompagna ogni passo, rialza chi cade e fa vivere tutto. Davvero un giogo dolce e un peso leggero, per cui rendere lode e benedire il Padre dei cieli.
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