XXII Domenica T.O. (A)

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28 - Ago - 2020
Spirito Santo M.I.Rupnik

Spirito Santo M.I.Rupnik

XXII Domenica T.O. (A)

(Ger 20,7-9   Sal 62   Rm 12,1-2   Mt 16,21-27)

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Si può andare dietro al Signore per molti motivi, che poi hanno come filo conduttore quello di trovare se stessi: trovare serenità, trovare la propria realizzazione, trovare una consonanza con quelli che sono i nostri valori, trovare senso alla vita e rassicurazione davanti al pericolo. Tutti motivi buoni che hanno però un comune denominatore: trovare se stessi. Forse Pietro aveva fatto la sua professione di fede (letta domenica scorsa) ancora pieno di questa ricerca di sé: in fondo lui era uno di quelli che andava dietro al Messia, c’è di che vantarsi. Da pescatore a uomo scelto di colui che avrebbe instaurato il Regno: si era trovato alla grande.

Il Signore, però, ci chiede di seguirlo non per trovare se stessi (anche se questo inevitabilmente accadrà proprio seguendolo) ma per amore di lui, della sua logica che lo conduce al dono di sé fino allo spreco assurdo della croce.
D’altra parte chi di noi vorrebbe essere amato (seguito) da chi amandoci cerca solo se stesso, il suo interesse o il suo benessere? L’amore non è questo perdersi, a volte disperatamente e impotentemente, davanti alla bellezza di qualcuno che ci è dato? Quando si ama, ci si dimentica di sé e di quello che ci fa trovare noi stessi, perché ci sembra che fare il bene di chi amiamo sia il motivo stesso per cui vale la pena stare al mondo e di altro non ci importa.
Così Gesù ci chiede di seguirlo, innamorati del suo stile, delle sue parole, delle sue scelte, desiderosi di stare con lui senza stare più a calcolare che cosa ci convenga, fino al punto di perderci, come è accaduto a lui, sulla croce.
Mi sembra che questa sia anche l’esperienza testimoniata da Geremia nella prima lettura: il Signore, con la sua bellezza, l’ha sedotto e ora non riesce a smettere di amarlo e servirlo anche se questo gli causa vergogna e scherno. “Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di trattenerlo ma non potevo”. Perché quando si ama, inevitabilmente si vive per chi si ama.
Usando le parole del bellissimo brano della lettera ai Romani potremmo dire che questo amore per Dio, per ciò che lui è e dice, questo amore che non è possibile trattenere nelle ossa, prende concretezza nei nostri corpi, perché noi viviamo la nostra quotidianità come un’offerta a Dio, una consacrazione a lui, un sacrificio spirituale in ogni cosa che facciamo: viviamo tutto con il cuore invaso dall’amore che ci ha sedotto, anche quando questo ci fa sentire esclusi o soli o amareggiati o, addirittura, ci mette in pericolo.
Solo chi si perde così, si troverà, perché solo chi si perde così ama. Altrimenti a nulla serve seguire Gesù che, come a Pietro, dovrà dirci: mi sei di scandalo, pensi secondo gli uomini non secondo Dio. Vienimi dietro. Amami e (riprendendo ancora la seconda lettura) lascia che il tuo modo di pensare sia trasformato, smetti di adottare gli schemi del mondo e scegli quelli di Dio imparando ciò che per lui è buono. Allora, sedotti dall’amore al punto da non pensare più a noi stessi, pregheremo col salmista: la mia carne ti desidera come terra arida, senz’acqua, poiché il tuo amore, Signore, vale più della vita.
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