Annunciazione del Signore

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24 - Mar - 2020
Annunciazione

Piccolo Eremo delle Querce

Annunciazione del Signore

(Is 7,10-14; 8,10   Sal 39   Eb 10,4-10   Lc 1,26-38)

Commento di Simona Segoloni Ruta – Teologa

Il 25 marzo, nove mesi prima del Natale, la chiesa celebra l’annunciazione del Signore a Maria, ovvero il momento del concepimento di lui nel grembo di Maria. Impossibile soffermarsi adeguatamente sul mistero dell’Incarnazione in queste poche righe, quindi preferiamo soffermarci su Maria che Luca tratteggia in questo brano non come la madre, ma come la discepola. L’evangelista sembra mettere in scena qui la risposta che Gesù adulto avrebbe dato alla donna che dalla folla dichiarava beata colei che l’aveva portato in grembo e allattato: beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano (Lc 11,28). E per fare questo ci presenta Maria come la discepola che accoglie la parola. Impariamo dunque da lei come essere discepoli del Signore.

Luca ci dice anzitutto che Maria una era vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide. Maria cioè era in quella fase del matrimonio ebraico per cui di diritto si era sposati, ma ancora non si conviveva (passava circa un anno fra i due momenti), per cui era ancora vergine, ma non era più sotto l’autorità paterna. Questa notazione è molto interessante, perché la verginità per una donna sposata ebrea del primo secolo non è affatto un vanto: una sposa ebrea deve generare, quindi la verginità deve essere una condizione da cui essere liberate quanto prima. La verginità non indica nemmeno una maggiore santità o integrità della persona perché avere rapporti sessuali non diminuisce in nessun modo la capacità di amare, anzi casomai è capace di accrescerla. La verginità quindi deve avere un altro significato e in questo caso, da come Maria si comporta decidendo di se stessa senza chiedere niente a nessuno, assume il valore della libertà e dell’indipendenza. Maria si comporta da donna adulta e libera, per questo può stare davanti a Dio che le chiede un’alleanza e rispondere di sì, desiderando (avvenga! in greco è espresso con il verbo ottativo che indica appunto il desiderio) che si compia ciò che le viene detto, aderendo cioè alla parola con tutta se stessa, perché era padrona di tutta se stessa. La verginità assume questo significato perché in quel periodo il marito prendeva possesso della moglie tramite il rapporto sessuale, quindi essere vergini significava non essere possedute. Oggi non è più così, ovviamente, ma questa immagine per noi deve significare la necessità di custodirsi liberi, non posseduti né asserviti ad alcun padrone, per poter accogliere la parola che Dio dice.
La verginità è anche l’obiezione che Maria fa all’angelo di fronte all’annuncio: in tutte le vocazioni importanti chi riceve l’annuncio obbietta a Dio la sua povertà, ciò per cui non è adatto al compito che gli viene chiesto. La verginità non serve per avere un bambino, è come la sterilità, bisogna venirne liberati: per questo è la verginità il contenuto dell’obiezione di Maria. E così questa verginità che Dio fa fiorire, come il deserto che diventa un giardino (perché un grembo verginale è incapace di dare vita), diventa il segno delle povertà del popolo e delle nostre che non sono ostacolo per le meraviglie di Dio, anzi conviene averle ben chiare e metterle davanti a Dio così come sono: riconoscere la nostra sterilità apre allo stupore e alla gioia per ciò che Dio sa operare proprio in essa.
Infine Maria si dichiara serva, cioè consegnata all’opera che Dio vuole compiere, per servire questa opera stravolgerà il suo matrimonio e la sua vita, seguirà il Figlio anche là dove non riuscirà a comprendere ciò che accade, arriverà fino alla croce e al cenacolo nel giorno in cui la chiesa nasce dalla potenza dello Spirito. Come lei, privi di padroni e quindi pienamente capaci di disporre di noi stessi e consapevoli della povertà che ci invade, possiamo accogliere la parola di vita che Dio pronuncia e consegnarci ad essa, così nel nostro vivere il Signore prenderà carne (come è stato per Maria e non certo solo per la gravidanza e il parto). Il Signore allora sarà presente ancora oggi nel mondo affaticato per un nuovo inizio, per qualcosa di mai visto, come il bimbo primogenito di una vergine, un inizio assoluto di libertà, povertà e dono di sé.
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